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Gennaio 2006
Dalla firma dello storico accordo di Nairobi è passato un anno. E tanto è il tempo trascorso da quando Monsignor Mazzolari ci ammonì dicendo che “la pace non è l’evento di un giorno”. Parole puntuali e profetiche che ci fanno capire, oggi più che mai, che non è bastato nemmeno quello che è successo in un intero anno per poter dire che il Sudan ha voltato pagina e che ha messo fine ai sui annosi problemi. Eppure è stato un anno in cui la Pace è stata messa a dura prova, soprattutto in occasione dell’improvvisa scomparsa di John Garang, il 31 luglio 2005. Però alla tensione scatenata in quei giorni hanno fatto capolino le parole dei due leader politici, Omer al- Beshir e Salva Kiir, che in occasione dei funerali a Juba hanno pronunciato discorsi determinanti per la riconciliazione, dalle quali è dipeso il futuro del Sudan. “Questa è una pace che è venuta per volontà di Dio” ha ribadito l’arcivescovo che ha celebrato la funzione. Forse sono proprio le gesta e parole uscite in quel giorno la miglior immagine della conciliazione, di cui il Sudan ha ancora tanto bisogno.
Ma in questo primo anniversario della Pace, anche tutti noi grazie ai vostri aiuti possiamo dire di aver mosso una serie di lavori che nel loro anonimato sono stati preziosi, quanto quelle parole. Un gesto particolarmente significativo che s’è compiuto proprio in quei giorni è stato il gemellaggio della la comunità di Gussago con il poverissimo villaggio di Aliap. All’arrivo del rappresentante di Gussago fra le misere capanne di Aliap, l’intero villaggio si mobilitò per la sua accoglienza. Poco dopo vennero pronunciate le parole di un adagio dei Dinka: “Se vuoi capire chi sono i tuoi amici, ammalati; e poi guarda chi ti verrà a trovare!”
Aiutare il Sudan a crescere in pace è un gigantesco lavoro che annovera infinite difficoltà, di fronte alle quali è bene ricordare - parafrasando le parole di Zygmunt Bauman - che l’uomo, in quanto essere umano, forse non realizzerà completamente ciò in cui spera, ma tanto meno può pensare di smettere di sperare.
A presto
Cesar
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